Dopo tanto silenzio, in città finalmente si torna a parlare di una donna musicista, Maria Brizzi Giorgi. Vissuta a cavallo fra Settecento e Ottocento, è stata una figura di primo piano nel mondo musicale bolognese e ha scoperto il giovanissimo talento di Gioachino Rossini, contribuendo a instradarlo alla carriera che a tutti è nota.
Un suo ritratto e alcune sue opere sono conservati presso il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna in Strada Maggiore, all’interno della decima componente del nostro sito seriale.
Ne parliamo volentieri con Loris Rabiti che ha il merito di averla riscoperta e portata alla conoscenza di tutti dopo un lungo silenzio. Ci racconta come è andata?
Maria Brizzi Giorgi è una musicista bolognese, una compositrice, una virtuosa del clavicembalo e del forte-piano, con il particolare talento dell’improvvisazione musicale. Nata a Bologna, il 7 agosto 1775, visse trentasei anni, morendo di parto il 7 gennaio 1812.
Io l’ho conosciuta per caso: giravo per un mercatino, quando ho notato un piccolo spartito manoscritto su una bancarella, il titolo era “Marcia della Cittadina Giorgi” e l’ho subito comprato. Una donna musicista, che in epoca rivoluzionaria componeva marce militari, doveva per forza essere un personaggio interessante. Arrivato in libreria (sono un libraio antiquario) ho iniziato le ricerche: dietro il nome “Cittadina Giorgi” si celava la figura di Maria Brizzi Giorgi. Impiego poco più di un attimo a trovare notizie su di lei, perché a suo tempo era molto famosa, perché esistono le recensioni dei suoi concerti, i versi poetici a lei dedicati, i testi celebrativi in vita e quelli commemorativi in morte. Inizialmente mi avevano colpito due fonti storiche: la nota a lei dedicata sul Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, con la notizia del fatto che tutta la sua musica era andata perduta, per cui in quel momento pensavo di poter sfruttare commercialmente il mio ritrovamento, e il testo dell’“Elogio”, scritto da Pietro Giordani dopo la sua morte, su incarico dell’Accademia Filarmonica di Bologna. Nell’enfasi usata dallo scrittore piacentino per descrivere i suoi meriti mi sembrava quasi di riconoscere le dive musicali dei nostri tempi, quelle che oggi determinano le mode e che riempiono gli stadi. Possibile che una donna famosa per meriti artistici di pubblico rilievo, di cui si parlava in quei termini, nel 2011 non avesse ancora una monografia dedicata? Possibile che perfino la voce “Wikipedia” le dedicasse soltanto sei righe di testo, con errori in quasi tutte le date? Certo, la trovavo citata in molti testi dedicati a Rossini o a quel periodo storico bolognese, perché in vita aveva avuto così tanta “stampa” che ignorarla sarebbe stato impossibile, ma la sua figura emergeva sempre in maniera a dir poco sfocata.
Una giovane donna in una società per lo più guidata da uomini: come è possibile che le sia stato lasciato tanto spazio? Forse per la sua eccezionale bravura?
Era stata una bambina prodigio in una famiglia di musicisti: suo padre, barbiere al servizio degli Albergati, era anche un abile suonatore di corno, mentre due suoi fratelli maggiori, in particolare Antonio Giovanni Maria Brizzi, erano cantanti molto affermati. All’età di dodici anni assume la direzione di un coro, come prima organista, in un convento di monache nei pressi della città di Ancona. Rientrata a Bologna, dopo un periodo assiduo di studi musicali, sposa diciannovenne, nel 1794, l’avvocato Luigi Giorgi, fervente “rivoluzionario”.
I contemporanei ci parlano di lei come di un talento stupefacente, di una ragazza bellissima e determinata, dal temperamento passionale, carismatica e seducente, con “occhi neri lampeggianti”. Aveva una bellissima voce, ma un fisico fragile non le aveva consentito di intraprendere la carriera di cantante, aveva quindi dato tutta sé stessa allo studio degli strumenti e della composizione, pur di vivere di musica.
Fino a che io non ho ritrovato lo spartito della sua Marcia “giacobina” e fino a che non sono entrato in possesso dell’unica copia nota del manifesto del gennaio 1797, che descrive l’evento in cui lei si distinse componendo un “Inno al generale Bonaparte”, eseguendolo in presenza dello stesso Napoleone e della sua famiglia, incarnando così l’incredibile ruolo di “musicista di rappresentanza” della Municipalità, la sua visibilità pubblica era testimoniata solo da articoli apparsi sui giornali del tempo e dalle parole di Pietro Giordani, che nel suo “Elogio” scrisse : “Bello a vedere fu per due anni l’armata bolognese muoversi à passi militari colla musica d’una bella giovine di vent’anni; bello a udire che la musica di lei salutasse le prime prodezze della milizia italiana”.
È un’artista talentuosa “riconosciuta” negli ambienti ben prima di affermarsi pubblicamente in ambito rivoluzionario. Personalmente ritengo che, come la Rivoluzione napoletana del 1799 vide un riferimento intellettuale e politico nella figura di Eleonora Pimentel Fonseca, così Bologna vide sorgere lei, a comporre e ad eseguire personalmente gli inni per le più importanti cerimonie istituzionali e a musicare marce patriottiche che accompagnarono le evoluzioni di piazza dei primi militari vestiti di tricolore, sotto lo sventolare della neonata bandiera italiana.
Lei è comunque la prima donna “musicista di rappresentanza” di una città, è la prima donna musicista a dirigere pubblicamente una banda militare, è la prima donna ad avere incarico di “direzione musicale” in un teatro, è la prima donna a fondare e a dirigere un’accademia musicale. Inoltre, quasi certamente, è anche la prima donna a organizzare un concerto presso la Corte Imperiale di Vienna e la prima a organizzare feste musicali per l’insediamento di un’autorità di governo (primavera 1805, a Fiume, per l’insediamento del Ciambellano Imperiale). Il primo concerto di Musica da Camera di cui abbiamo recensione, nella Cronologia degli Spettacoli del Teatro Comunale di Bologna, è un concerto che la vede protagonista e che viene organizzato da lei.
Quali sono a suo giudizio le opere che vale la pena riascoltare? Ci sono occasioni per poterlo fare?
A parte la “Marcia della Cittadina Giorgi” da me ritrovata, solo un’altra sua composizione è giunta fino a noi. Nel 1811, tra i mesi di marzo e aprile, Maria si era esibita in duo con Niccolò Paganini in due distinti concerti: il primo alla Nuova Società del Casino, il secondo al Teatro Comunale. Del primo abbiamo la recensione, del secondo l’annuncio giornalistico della sua replica, destinata a un pubblico più ampio e popolare.
I due virtuosi alternavano le loro variazioni composte “all’improvviso”, sfidandosi sulle note dell’aria “Nel Cor più non mi sento”, tratta dalla “Molinara” di Giovanni Paisiello. Dopo quelle esibizioni Maria era sparita dalla scena pubblica: una gravidanza molto difficile la costringeva a letto. Pietro Giordani, narrando gli ultimi giorni di vita della musicista, ci dice di come lei un giorno si alzò improvvisamente per recarsi al pianoforte, chiedendo a Teresa, la sua figlia adolescente, grande talento musicale in erba, di trascrivere su pentagramma le note che avrebbe suonato. La figlia eseguì quel compito, Maria aveva suonato variazioni all’improvviso sulla stessa aria che era stata oggetto dei suoi concerti con Paganini. Quella musica è arrivata fino a noi come unica testimonianza del talento di improvvisatrice di Maria Brizzi Giorgi. Il brano ha per titolo “Squarci di musica suonati all’improvviso…”, e ci offre oggi la possibilità di replicare i concerti con cui Maria Brizzi Giorgi e Niccolò Paganini avevano entusiasmato il pubblico bolognese nella primavera del 1811.
La sua centralità nella scena musicale bolognese del periodo ha fatto sì che i più importanti giornali dell’epoca si occupassero di lei; abbiamo dunque decine di recensioni e di programmi di sala che ci consentirebbero di replicare efficacemente il contesto musicale che avvolgeva l’adolescente Rossini negli anni della sua formazione bolognese (in un grande concerto dell’Accademia Polinniaca, il 31 luglio 1806, il quattordicenne Rossini è in organico come cantante e si esibisce nel terzetto vocale di chiusura). Maria Brizzi Giorgi ha inoltre il merito di aver fatto esordire in Italia il soprano Isabella Colbran, nel 1807, e quello di avere ideato e confezionato la serata musicale che nel dicembre 1808 consentì al sedicenne Gioachino Rossini di presentare a un selezionatissimo pubblico la sua “Sinfonia in re maggiore (nota anche con il nome “Sinfonia di Bologna”)”, da lui composta per l’occasione, facendogli ottenere la prima recensione a stampa della carriera di compositore. Isabella Colbran, Francesco Sampieri, Matteo Babbini, Niccolò Paganini, Antonio Zoboli, Luigi Zamboni (il futuro primo “Figaro”), Giuseppe Boschetti, Adelaide Malanotte, Elisabetta Manfredini, Filippo Galli, Francesca Festa Maffei, Geltrude Righetti (poi Geltrude Righetti Giorgi), Ferdinando Paer, Ottavio Bossi, Giuseppe Pilotti, Marianna Gafforini Zamboni, Gian Battista Giusti, Giovanni Riario Sforza, marchese di Montrone, Cornelia Rossi Martinetti, Baldassarre Centroni, Auguste Louis Blondeau, etc. Questi sono alcuni dei nomi che affiancavano la carriera e che animavano le serate musicali di Maria Brizzi Giorgi mentre il giovanissimo Gioachino Rossini si formava e mentre è documentabile la sua frequentazione dell’Accademia Polinniaca. Questo dato da solo dovrebbe bastare a rendere l’idea dell’importanza artistica dell’ambiente che il carisma di Maria Brizzi Giorgi aveva radunato intorno a sé e di come questo possa essere stato di nutrimento per il giovane genio pesarese.
Lei ha scritto un libro sulla vicenda di Maria Brizzi Giorgi e ha il merito anche di averle attribuito il ritratto del Museo della Musica, fino a quel momento anonimo, come ha fatto?
Avevo letto, sul “Giornale del Dipartimento del Reno” del 14 gennaio 1812, il lungo e struggente articolo che Francesco Tognetti aveva scritto in morte di Maria Brizzi Giorgi. Lo scrittore rivela a un certo punto che “Filippo Gargagli” (Filippo Gargalli) l’aveva ritratta nel 1806, dopo la sua aggregazione all’Accademia Filarmonica. Con questa notizia mi sono recato al Museo della Musica sperando di poterlo vedere, ma il ritratto non risultava presente: l’unica immagine che la ritraeva era data da un piccolo ritratto inciso in rame, databile ai primi anni dell’Ottocento. Poco più tardi però, ho ricevuto via mail, dal bibliotecario del museo, Alfredo Vitolo, le fotografie dei ritratti femminili presenti, ma che non erano ancora stati attribuiti. Identifico così Maria Brizzi Giorgi nel ritratto schedato come “ignota suonatrice di liuto di autore anonimo”. A seguito di questa segnalazione gli esperti hanno avviato ulteriori indagini, che hanno poi confermato l’identificazione.
È un ritratto insolito, perché alle spalle della musicista fa capolino un angioletto che ha in mano un foglio pentagrammato e che indica con un dito l’assenza di note sul rigo musicale: è il suo modo per informarci del fatto che quella musicista è una compositrice “all’improvviso”. L’angioletto viene qui utilizzato come attributo allegorico, espediente pittorico consueto nell’iconografia dei santi, molto più insolito in quella musicale dell’Ottocento.
Come mai ci si è potuti dimenticare di questa donna talentuosa?
Lei è di certo un personaggio ingombrante dell’era napoleonica: famosa e celebrata, ma proprio per questo anche divisiva. Pietro Giordani tentenna per un attimo quando l’Accademia Filarmonica gli commissiona l’elogio funebre, ma poi opta per onorarla, perché lo meritava e perché sceglie di dare conforto a chi l’aveva amata e apprezzata e di non dare peso ai detrattori. Alla sua morte soffiarono venti di calunnia sulla gravidanza, sullo scandalo che aveva dato mostrandosi a celebrare musicalmente le autorità politiche e i trionfi militari, assumendo ruoli di grande visibilità pubblica. Correva voce che nel 1806 un ufficiale francese si fosse tolto la vita per lei. Non sono sicuro però che per il suo oblio si debba parlare soltanto di una forma di “damnatio memoriae”, perché il testo di Pietro Giordani fu molto diffuso per tutto l’Ottocento, al punto che fino i primi del Novecento approdava, in forma ristretta, nei libri che riassumevano le biografie delle donne esemplari. Più semplicemente, secondo me, il suo ruolo è stato sottovalutato dagli storici. Sul perché di questo si potrebbero fare varie supposizioni, ma credo che oggi sia meglio occuparsi del cambiamento in atto.
Per concludere: Maria Brizzi Giorgi, è una musicista di successo, che si afferma e che si realizza nel suo tempo, ma che si spegne prematuramente, nel fiore degli anni: è acclamata da un vasto pubblico (ma anche invidiata e calunniata, proprio come una vera “diva”), apprezzata dai colleghi musicisti, dalla stampa, da letterati e poeti e dai “poteri”. Quella che lei fonda è una vera e propria accademia musicale, per dare vita alla quale si era procurata uno spazio adiacente la sua abitazione, ritenuta adatta alle esecuzioni musicali, sufficientemente grande per accogliere un pubblico numeroso e per prestarsi al ballo finale che seguiva i concerti e a cui partecipavano anche gli spettatori. Le descrizioni a stampa ritraggono un’istituzione protetta dal potere politico, sostenuta da soci e finanziatori, con un organigramma che vedeva la presenza di un presidente, di una direttrice, di un organico di musicisti e di cantanti, che spesso sono nominati anche con il titolo di “accademici polinniaci”.
Il suo pubblico era in parte lo stesso che frequentava i più importanti salotti cittadini, ma lei non era di certo una salottiera: il suo era il luogo della musica, di una musica al passo coi tempi, in cui i più importanti virtuosi dei vari strumenti si cimentavano in arditi e inediti “duetti”, in cui si eseguivano gli autori più in voga del contesto musicale europeo: Haydn, Mozart, Beethoven, Cimarosa, Paisiello, etc., e in cui si esibivano sia i giovani talenti locali che i musicisti e i cantanti di fama.
L’Accademia Polinniaca fu attiva tra il 1806 e il 1809, chiuse i battenti a seguito della nascita della “Nuova Società del Casino”, una importante ed esclusiva istituzione di cui Luigi Giorgi prese parte al processo fondativo e in cui Maria assunse incarichi di direzione delle serate musicali, insieme a Francesco Sampieri e a Teresa Albergati.
Maria Brizzi Giorgi spirò il 7 gennaio 1812 partorendo il suo terzogenito, Eugenio, che le sopravvisse. Un’orchestra di oltre cento elementi accompagnò un funerale che vide partecipe praticamente tutta la città. Altre cinque solenni cerimonie musicali in sua memoria sono ricordate dalle cronache di quell’anno, organizzate rispettivamente dalla famiglia di lei, dalla Nuova Società del Casino, dal musicista Pietro Vimercati, dall’Accademia dei Concordi e dall’Accademia Filarmonica.
Luigi Giorgi, suo vedovo, si risposò nel 1814 con una giovane cantante, Geltrude Righetti. Tra il 1816 e il 1817, Geltrude Righetti (Giorgi) diventò la prima interprete assoluta di due dei più importanti capolavori rossiniani: “Il Barbiere di Siviglia” e “Cenerentola”. La vicinanza tra i Giorgi e Rossini non si era dunque esaurita nell’arco della breve e luminosa parabola di “Polimnia”, anzi…
Per approfondire:
Loris Rabiti, Il tocco di Polimnia. Maria Brizzi Giorgi, musicista, musa e mentore del giovane Rossini, introduzione di Antonio Castronuovo, Bologna, Pendragon, 2021
Stefania Graziosi, Musica maestra! Maria Brizzi Giorgi, musicista rivoluzionaria al tempo di Napoleone e di Rossini, illustrazioni di Iris Biasio, Bologna, Minerva 2024
https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Brizzi_Giorgi
https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/brizzi-giorgi-maria
